Il Professore ha scelto 12 ministri con portafoglio e 5 ministri senza portafoglio. All'interno della squadra che ha il compito di arginare l'attacco al debito pubblico italiano, non ci sono politici, ma solo tecnci.
Il compito assegnato all'economista, che si è tenuto per se anche la delega all'economia e alle finanze, è arduo e difficlmente potrà compiersi in pochi mesi. Da segnalare il lavoro dei più importanti partiti politici che hanno sostenuto questo Governo di emergenza, per il parere dello scrivente necessario fino alla scadenza naturale della legislatura. Da cassare il comportamento di chi chiedeva elezioni immediate oppure le chiede a breve termine.
Si è parlato di ribaltone, di annullamento della democrazia e tant'altro, facendo credere che l'Italia sia un Paese senza regole e con una vita istituzionale instabile. Vorrei solo ricordare che gli italiani questo Parlamento non l'hanno eletto direttamente, ma attraverso una nomina discrezionale di persone fatta dai leader di coalizione. Il nostro, per ora, è un Parlamento di nominati e non di eletti. L'incompetenza regna sovrana nelle aule del potere e questo lo si vede anche dalla situazione drastica in cui l'Italia si è venuta a trovare, non solo per la crisi economica mondiale, ma anche per il ritardo con cui sono stati presi provvedimenti fondamentali.
Dagli anni '90, l'Italia soffre di una pesante crisi di competitività che è sempre stata nascosta da svalutazioni fittizie della lira. Agli inizi dell'ultima decade del '900, con le riforme del sistema bancario e dei mercati finanziari, sembrava aprirsi una nuova fase di riforme, presto stroncata da Tangentopoli. Dal 2002, con l'ingresso nell'area euro, è venuto meno lo strumento della svalutazione fittizia della nostra valuta e abbiamo perso continuamente posizioni a livello mondiale.
Le riforme a favore del libero mercato e della competitività erano sempre al centro dei programmi dei partiti ma, puntualmente non venivano mai portate a termine. Al centro del dibattito politico sono stati messi sempre, da ambo gli schieramenti, argomenti futili che servivano solo a fuorviare l'opinione pubblica. Dal 2008, con la crisi finanziaria americana e successivamente dal 2010, con la crisi dei debiti sovrani europei, l'Italia ha mostrato troppe debolezze e per questo è stata pesantemente attaccata dai mercati. Speriamo che con l'arrivo di personalità accademiche e tecniche di spicco al Governo si possa mettere una pezza a questa situazione drastica.
Nella squadra di Governo abbiamo per la prima volta un Ministro della Giustizia donna, Paola Severino, avvocato penalista.
Questa è la squadra presentata da Monti:
Presidente del Consiglio: Mario Monti
Sottosegretario alla presidenza del consiglio: Antonio Catricalà
Ministro dell’Interno: Anna Maria Cancellieri
Ministro degli Esteri: Giulio Terzi
Ministro della Difesa: Giampaolo di Paola
Ministro della Giustizia: Paola Severino
Ministro della Infrastrutture, Sviluppo, Trasporti: Corrado Passera
Ministro del Welfare con delega alle Pari Opportunità: Elsa Fornero
Ministro dell’Istruzione: Francesco Profumo
Ministro per i Beni Culturali: Lorenzo Ornaghi
Ministro dell’Ambiente: Corrado Clini
Ministro per la Salute: Renato Balduzzi
Ministro delle Politiche Agricole e Forestali: Mario Catania
Ministro della Coesione Territoriale: Fabrizio Barcail
Ministro dei Rapporti col Parlamento: Piero Giarda
Ministro del Turismo e dello Sport: Piero Gnudi
Ministro per gli Affari Europei: Enzo Moavero Milanesi
Ministro della Cooperazione Internazionale: Andrea Riccardi
Un augurio di buon lavoro dai blogger di Punto Economia.
Fonti dell'Unione Europea hanno annunciato: "Dobbiamo essere certi che ci sia credibilità con gli obiettivi dell'Italia, che li rispetterà. Abbiamo deciso che il Fmi sia coinvolto nel monitoraggio, con la loro metodologia, e gli italiani hanno detto che possono convivere con ciò". Pronta e secca la smentita del Governo italiano, anche se crediamo che sia solo una mossa di facciata.
Purtroppo, negli ultimi tempi, anzi, negli ultimi 20 anni. la nostra classe dirigente non ha affrontato i problemi e adesso ci ritroviamo con un debito pubblico mostruoso che ci costa sempre di più perchè, oltre ad essere incapaci di trovare delle soluzioni, non siamo nemmeno credibili sui mercati internazionali.
Con lo spread che cresce, l'economia reale che rallenta, l'inflazione che avanza e la disoccupazione che cresce, sarà difficile attuare manovre correttive. L'unica forza del nostro sistema economico sono le nostre imprese, da sempre abituate ad operare in mezzo alle difficoltà.
Il cammino verso il risanamento sarà lungo e tortuoso, ma ci pare impossibile risolvere i problemi nel breve periodo. I problemi italiani, sono problemi strutturali causati da un mercato del lavoro che si regge su norme obsolete che dovrebbero essere riviste con le parti sociali, un sistema di tassazione che fa acqua da tutte le parti e procedure burocratiche troppo lunghe e dispendiose.
L'agenzia di rating ha giustificato tale decisione sostenendo che le banche in questione hanno il 40% delle proprie attività sul mercato domestico ed il valore di quest'ultime tenderà a diminuire dopo il downgrade della Repubblica Italiana.
Tre tra le più importanti figure nel sistema finanziario italiano scontano una decisione politica presa ieri dalla stessa S&P che negli ultimi tempi è affetta da deliri di onnipotenza declassando posizioni debitorie a destra e a manca senza fondamenta tecniche alle proprie decisioni. Il downgrade ha colpito anche la Cassa Depositi e Prestiti e Terna; tutte società a maggioranza statale. Si è salvata solo ENEL da questa mattanza.
Oltre al declassamento del rating, è arrivato anche quello dell'outlook che rimane negativo, il che ci fa capire che nei prossimi 12-18 mesi ci potrà essere un nuovo declassamento per le società in questione.
Sull'argomento è intervenuto tempestivamente il ministro degli esteri Frattini sostenendo che l'economia italiana non dipende assolutamente da valutazioni fittizie come questa. Resta comunque il problema del finanziamento per le nostre imprese, in quanto i tassi interbancari stanno riprendendo a crescere e questi giudizi avventati fanno aumentare il costo del finanziamento sul mercato borsistico. Una situzione veramente difficile considerando la crescita prossima allo zero e l'inflazione sostenuta da deficit strutturali nel comparto energetico.
Provvedimenti in merito sono urgenti ed i politici dovrebbero capirlo ed iniziare a prendere delle decisioni su queste materie invece che su altre molto più futili e che in qualsiasi altro Paese non troverebbero spazio in nessun giornale.
Ma è una decisione obiettiva? Lo stato di salute dei nostri titoli è veramente peggiorato da maggio? Per certi versi la risposta a questi due interrogativi può essere positiva, per altri no.
Il nostro debito pubblico è stato oggetto di chiari attacchi speculativi nelle scorse settimane ed i rendimenti sono volati ai massimi negli ultimi anni sia in valore assoluto che in relazione ai titoli più sicuri dell'area euro, ovvero i Bund tedeschi. La manovra finanziaria varata ultimamente non ha certo aiutato a ridurre i problemi strutturali del nostro Paese quindi sotto questo punto di vista, la decisione dell'agenzia è comprensibile.
Dobbiamo anche dire, però, che il deficit italiano, pur attenstandosi a livelli del 4%, è previsto in calo da parte del FMI nel 2012, con un performance che andrà sotto la media dell'area euro. I nostri titoli sovrani hanno retto bene anche alla pressione speculativa esercitata dai mercati, tranne qualche giorno in cui è servito l'aiuto della BCE, sintomo che la percezione degli operatori è divergente da quella della S&P.
Per adesso l'agenzia statunitense è stata l'unica a procedere al declassamento, mentre Moody's si è riservata di prendere decisioni in merito nei prossimi giorni.
Sicuramente è il nuovo caso di un giudizio di rating dato per destabilizzare una situazione già tesa, in quanto il nostro sistema finanziario è tuttora solvibile e tutte le nostre banche sottoposte agli "stress test", hanno superato brillantemente la prova. Resta aperto ancora il nodo delle riforme strutturali che ormai si sta protraendo da circa 20 anni e dubito che si risolverà a breve.
Sono parole importanti, anche se ultimamente si è sentito parlare troppo di crescita, ma non ci sono state politiche per favorirla. La manovra varata dal Governo con l'appoggio frettoloso, miope ed incondizionato dell'opposizione prevede in larga misura aumenti di tasse e tagli alle pensioni, mentre lascia inalterati gli sprechi ed i privilegi che ci si sono in molti settori. Molti si sono stupiti quando i mercati hanno bocciato questi provvedimenti, c'era da stupirsi di questa cosa?
Sicuramente no, perchè il problema del debito italiano non è contingente, ma strutturale. Non si può pensare di ridurre un'esposizione debitoria che supera di gran lunga il 100% del PIL con aumenti delle tasse, ma si deve agire sul contrasto alle inefficenze nella Pubblica Amministrazione. Un altro dato critico è l'aumento dell'IVA ed il taglio alla spesa pensionistica.
Aumentando l'IVA, si va a colpire i consumi, ovvero il motore della rispesa quando con il contributo di solidarietà inizialmente previsto si sarebbe raggiunto lo stesso obiettivo in materia di saldi con un contemporaneo aumento dell'equità dell'imposizione e un mantenimento o una ripresa dei consumi.
Per quanto riguarda le pensioni gli effetti negativi sono 2. Il primo riguarda l'allungamento improvviso dell'età lavorativa, che non permette ai giovani di inserirsi nel tessuto lavorativo e di conseguenza aumenterà il tasso di disoccupazione giovanile e non solo. Il secondo riguarda il taglio alla spesa per pensioni che creerà una minore disponibilità nelle tasche dei pensionati che si tradurrà in una riduzione dei loro consumi e dei loro risparmi.
In conclusione possiamo dire che nella manovra finanziaria ci sono solo provvedimenti contigenti in quanto il problema della competitività delle imprese italiane sui mercati, delle fonti energetiche e delle inefficienze del settore pubblico non sono stati toccati. In questo stato di cose l'Italia subirà una stagnazione del PIL e del debito pubblico e non diventerà credibile sui mercati internazionali ancora per molto tempo.
In un comunicato pubblicato ieri 6 minuti dopo la chiusura della borsa di wall street, Steve Jobs, fondatore e CEO della Apple, nonchè leader carismatico indiscusso dell'azienda e del settore tecnologico a livello mondiale, ha fatto sapere che ha lasciato il ruolo di CEO a Tim Cook, suo attuale numero 2.
Le motivazioni sono facilmente intuibili; il genio dell'informatica è stato colpito da un tumore al pancreas nel 2004 ed ha subito un trapianto al fegato nel 2009. Da molto tempo la sua presenza veniva ravvisata solo per il lancio di prodotti strategici come l'ipod e l'ipad, ma raramente veniva visto a Cupertino.
I primi a sapere dell'addio sono stati i dipendenti, vero cuore pulsante dell'impresa, che sono stati informati da una mail circolare scritta da Jobs in persona. La notizia, appena è stata diffusa, ha provocato il crollo del titolo che in pochi minuti ha segnato un -4,4% a borsa chiusa.
Il suo secondo, Tim Cook, deve raccogliere un'eredità ingombrante in quanto non è assolutamente semplice bissare i risultati prestigiosi raggiunti dal suo predecessore. Infatti ne sono passati di anni e di successi dal 1976, quando Jobs insieme al suo amico Steve Wozniak progettò nel garage di casa l'Apple I, ovvero il primo personal computer della storia. Oggi la Apple è una multinazionale all'avanguardia nel settore della telefonia, dei computer e degli internet store.
Nell'ultimo trimestre la società ha segnato un utile pari a 7 miliardi di dollari, il che fa capire la dimensione raggiunta dal colosso americano. Il guru dell'informatica rimarrà sempre nell'organigramma Apple come presidente devolvendo gli incarichi operativi al fidato Cook.
La sua forza di volontà ed il suo attaccamento alla causa della Apple meritano un plauso da chi ha e non ha ammirato il suo operato, grazie a lui è partito il settore fondamentale per l'economia di oggi, ovvero quello dei personal computer.
Il futuro della Apple si vela di tanti interrogativi, ma difficilmente potrà cambiare nell'immaginario collettivo il posizionamento del prodotto, visto come un prodotto di status con grandi garanzie di qualità.
I BTP a 3 anni sono stati collocati a 4,8% contro il 3,68% di giugno, mentre i BTP decennali sono stati collocati a 5,77% contro il 4,94% di giugno, facendo registrare il record dal 2000.
La giornata di oggi è stata segnata da un'incertezza diffusa sulla situazione dei debiti sovrani periferici tanto che vi sono state delle voci su probabili acquisti di titoli fatti dalla Banca Centrale Europea.
Ad influenzare la performance dell'obbligazionario vi sono stati anche i "rumors" sulle possibili dimissioni di Giulio Tremonti, attuale Ministro dell'Economia, prontamente smentite da lui stesso e dal suo collega Romano.
Continua quindi il periodo difficile per il debito pubblico italiano che da inizio mese ha subito un'impennata di costo di 110 pb, difficilmente sostenibile nel lungo periodo.
Se i tassi si manterranno a questi livelli anche nelle prossime aste (la successiva si terrà tra un mese) la stabilità finanziaria dell'Italia sarà messa a dura prova.
Il mercato, oltre ad approfittare della difficile situazione in cui versano i Paesi con alto debito pubblico, aspetta segnali positivi dalla politica italiana, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale.
Il prezzo della verde IP è arrivato a quota 1,641 euro al litro segnando il massimo storico, mentre il gasolio si è attestato a 1,523 euro al litro.
Vi sono poi notevoli differenziali locali, dovuti alla concorrenza presente in zona, che fanno oscillare il prezzo dei carbutanti in una forbice di circa 10 centesimi al litro, sintomo di uno sviluppo non uniforme della rete distributiva nel nostro paese.
Il dato è preoccupante sia per quanto riguarda i consumi, sia per quanto riguarda la produzione industriale. Le famiglie si vedranno, quindi, aggravare ancora una volta i costi nel bilancio domestico, mentre le imprese si troveranno a fronteggiare un aumento dei costi sia per quanto riguarda l'autotrazione, sia per quanto riguarda il costo dell'energia elettrica utilizzata nei processi produttivi.
Urge una nuova politica energetica che sia in grado di ridurre la dipendenza dall'estero e che stabilizzi i prezzi dei carburanti e delle fonti energetiche in generale. Questo permetterà di far ridurre i prezzi e l'inflazione, oltre che rilanciare i consumi, fondamentali per uscire dalla situazione di stallo in cui si trova il nostro Paese.
L'agenzia di rating internazionale, ha inoltre confermato che l'Italia ha 1 possibilità su 3 di vedersi abbassato il rating nei prossimi 24 mesi. Fin qui niente di particolarmente strano, in quanto è possibile che un'agenzia di rating ritenga non più stabile la posizione di un debito sovrano, ma il problema nasce dal fatto che dopo il varo della manovra di austerity fatta dal Governo greco, l'attenzione delle società di rating si è spostata eccessivamente sul nostro debito pubblico.
La decisione può essere anche coerente con le dichiarazioni fatte a fine maggio riguardo alla posizione del debito italiano, ma questo accanimento è del tutto infondato, visto che la situazione italiana non è sostanzialmente cambiata negli ultimi tempi e che l'Italia ha un forte vantaggio; l'alta componente interna nelle aste dei titoli sovrani.
La cosa che più mi fa preoccupare è questa ondata di interessamento anomalo nei confronti degli strumenti finanziari italiani iniziata quando il problema Grecia stava ormai volgendo al termine. La cosa che più ne risente è il differenziale con i titoli considerati sicuri che nell'area euro sono i Bund tedeschi. E' stato stimato che ogni punto percentuale di tasso di interesse costa all'Italia 16 miliardi di euro, quindi è facile intuire gli effetti di queste dichiarazioni sulla posizione non proprio rosea del nostro Paese.
Bene ha fatto la Consob a convocare le agenzie di rating, poichè è giusto vigilare su questi enti in quanto un'economia fatta da 3 o 4 grandi società non può continuare a decidere il destino di milioni di risparmiatori anche perchè molte volte i rating sono sbagliati (vedi caso Lehman Brothers).
Questo vuole essere solo un monito, poichè il mercato fa bene a stuzzicare la politica italiana, che sta continuando a parlare di cose inutili, quando i problemi strutturali della nostra economia non sono mai e dico mai inseriti nell'agenda dei lavori. Rimangono sempre i problemi strutturali quali scarsa produttività, deficit energetico, alta evasione e mancata riconversione produttiva verso beni ad alto contenuto di capitale umano.
Dopo i risultati del referendum, Moody's, ha deciso di tenere sotto osservazione il debito sovrano italiano in quanto nutre delle perplessità sulla tenuta del Governo. La componente del rischio che ha subito variazioni è la "componente paese", ovvero il rischio legato alla stabilità e alla credibilità del Governo. Oltre alle Banche, Moody's tiene sotto osservazione anche altre società come Eni, Enel e Poste e alcuni enti locali.
Tra le motivazioni ufficiali di questa decisione vi è la stagnazione della produttività, la mancanza di riforme atte a superare la crisi economica e la difficoltà da parte del Governo, visto il peggioramento della sua posizione finanziaria, di sostenere il debito delle banche.
Come tutti noi sappiamo, la situazione italiana è critica, in quanto la produttività del sistema economico è ferma a 15 anni fa e le riforme verso una maggiore apertura del mercato interno non stanno arrivando. Se a tutto questo ci sommiamo un deficit energetico pesante e la mancanza di un programma di riconversione degli impanti è impossibile vedere rosa nel nostro futuro.
Ma non è tutto, perchè oltre alle motivazioni ufficiali, ci sono anche le motivazioni ufficiose, infatti negli ultimi tempi vi è una forte spinta speculativa che sta colpendo i paesi europei con alto debito pubblico. Puntualmente, le agenzie di rating, cambiano le prospettive sui Paesi anche dopo dei piccoli squilibri interni, facendo rimbalzare continuamente i tassi. I tassi dei titoli del debito pubblico italiano sono subito aumentati superando lo spread con i Bund tedeschi di oltre 200 punti base.
E' veramente arrivata l'ora di prendere provvedimenti a livello internazionale per evitare che pochi analisti continuino a creare questi forti disturbi nel mercato dei capitali. La speculazione è e continuerà ad essere un fenomeno negativo in quanto sintomatico di inefficienze nel mercato. Non è possibile che gli investimenti di milioni di risparmiatori siano messi alla mercè di poche società padrone del futuro della finanza mondiale.
E' stata lanciata oggi la 2° tranche di aiuti al Portogallo da parte del fondo salva-stati europeo.
I titoli sono stati emessi, per un importo di 5 miliardi di euro, da parte di Barclays Capital, Deutsche Bank e Hsbc. Questa operazione si aggiunge a quella di Gennaio quando furono emessi altri 5 miliardi di euro con scadenza 5 anni. La prossima emissione ci sarà il 15 luglio e servirà a coprire la prima parte di aiuti stanziati da parte dell'Unione Europea a sostegno del paese iberico e dell'Irlanda.
Le più importanti società di rating a livello mondiale hanno dato il punteggio massimo ai titoli emessi in giornata, mentre Moody's, nel marzo scorso, aveva tagliato il rating sul debito sovrano portoghese.
Per adesso il mercato ha risposto in modo ottimo a questa raccolta per far fronte al piano di salvataggio predisposto dall'Unione per il Portogallo e l'Irlanda anche se il tasso di rendimento si è attestato sopra a quello dei Bund tedeschi con scadenza 10 anni.
Il declassamento è la decisione che solitamente precede, non sempre con certezza, la riduzione del giudizio di rating. Hanno quasi sicuramente pesato sulla decisione della società la situazione politica che esce dalle elezioni amministrative e le successive cinque volte in cui il governo è andato "sotto" alla camera su altrettanti testi, alcuni proposti proprio dai parlamentari di maggioranza.
Ultimamente le società di rating stanno colpendo in modo deciso i debiti sovrani dei paesi più forti del mondo quali Gran Bretagna nel 2009, Giappone nel Gennaio di quest'anno ed ultimamente si parla anche di una revisione del rating tedesco.
Lo scorso Aprile, la S&P aveva già tagliato l'outlook sul debito pubblico americano, considerato da anni il più sicuro al mondo.
Il timing di questo provvedimento non è certamente dei migliori, in quanto giovedì prossimo si terrà un asta di BOT a scadenza 6 mesi di 8,5 miliardi di euro e una di CTz con scadenza Aprile 2013 di 2,5 miliardi di euro. Il lunedì successivo, il 30 maggio 2011, scadrà un asta di BTP con scadenza aprile 2014 da 6,5 miliardi di euro e di CCT con scadenza aprile 2018 da 1,5 miliardi di euro.
Il declassamento arriva anche successivamente ai continui record fatti segnare dai rendimenti dei titoli del debito sovrano greco. Dopo queste decisioni ed in conseguenza alla situazione del sistema finanziario internazionale il divario (spread) tra i BTP ed i bund tedeschi dovrebbe aumentare.
Il sistema economico italiano, però, non dovrebbe essere coinvolto da una crisi finaziaria come quella della Grecia, in quanto la componente interna durante le aste di assegnazione dei titoli è molto più alta rispetto a quella del paese ellenico e del Portogallo, paesi dell'area periferica dell'Unione Europea. Sicuramente è importante che gli amministratori pubblici inizino a mettere da parte le contrapposizioni sul piano politico in quanto la situazione, se non drammatica, è certamente difficile.
Negli ultimi dati ISTAT si è vista una notevole crescita dei settori ad alto valore aggiunto quali il chimico e l'elettronico che può far ben sperare sulla riqualificazione del tessuto produttivo nazionale, basato eccessivamente su produzioni a basso valore aggiunto esposte alla concorrenza dei paesi emergenti. Un altro punto importante riguarda anche il deficit energetico italiano, che negli utlimi anni sta frenando lo sviluppo del nostro paese ed una risposta decisa su come superarlo si avrà il 12 e il 13 giugno con il referendum che chiamerà gli elettori a decidere sull'introduzione o meno dell'energia nucleare nel nostro paese.
Purtroppo il sistema finanziario europeo è travolto da un'ondata speculativa che cerca di farlo crollare pezzo per pezzo. Per adesso sono stati atttaccati i paesi periferici con debito molto alto quali Irlanda, Grecia e Portogallo, adesso l'attenzione degli speculatori si sta portando verso i Paesi dell'Europa più solidi sotto il punti di vista economico, ma con un alto debito, come Italia e Spagna.
I nuovi indirizzi dei ministri delle finanze europei, non guardano, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate, ad una ristrutturazione del debito greco, ma bensì ad un reprofiling, ovvero l'allungamento delle scadenze dei titoli del debito sovrano.
Questa mossa, secondo il ministro delle finanze austriaco, permetterebbe di ridurre i tassi dei titoli e allenterebbe così la pressione sul debito sovrano ellenico.
Il reprofiling consiste nell'allungamento della scadenza di tutti i titoli del debito sovrano, contrattata con i privati.
Il ministro delle finanze tedesco, Schuble, ha giustamente puntalizzato che per non compiere degli arbitraggi sui prezzi dei titoli, tutti i titoli greci, nessuno escluso, dovranno essere riscadenziati.
Francamente questa decisione non sembrerebbe la soluzione ai problemi della Grecia, bensì l'ennesimo tentativo (che molto probabilmente fallirà) di tranquillizzare i mercati.
Il debito della Grecia è quasi 1,5 volte il PIL, il che vuol dire che per ogni euro prodotto in Grecia, ci sono 1,5 euro di debiti sulle spalle dei cittadini ellenici.
Prima o poi la ristrutturazione del debito ci sarà poichè la Grecia ha troppi problemi strutturali per superare questa fase di crisi.
Le dichiarazioni sono state rilasciate all'indomani della riunione straordinaria dei ministri delle Finanze tenutosi a Lussemburgo.
Già Junker, presidente dell'eurogruppo, aveva etichettato come "stupida" l'ipotesi di abbandono da parte della Grecia della Zona Euro.
Tutti gli Stati aderenti all'UME, compresa la Germania, hanno interesse a non perdere la presenza della Grecia nell'Eurozona, perchè un probabile ritorno alla Dracma, farebbe crollare la credibilità internazionale dell'Euro, oltre che mettere seriamente nei guai le banche elleniche da un lato e la BCE dall'altro.
Un ipotetico abbandono dell'Eurozona da parte della Grecia farebbe svalutare pesantemente la Dracma ed il debito pubblico schizzerebbe alle stelle.
L'argomento caldo del summit tra i ministri delle Finanze dell'area Euro è stato quello relativo alla ristrutturazione del debito greco, ipotesi che sta diventando sempre più probabile vista la dinamica sia dei titoli greci che delle coperture assicurative su quest'ultimi.
Riguardo alla scadenza del debito, solitamente si converte il debito a breve termine con titoli di pari valore ma con scadenza nel medio/lungo periodo.
Riguardo al valore nominale, il debitore riduce l'importo del debito garentendo la sua solvenza
Nel caso della Grecia la ristrutturazione ha come obiettivo la riduzione del valore nominale di tale debito per circa il 40% minimo se le cose non evolveranno in senso negativo.
Perchè alcuni operatori economici stanno chiedendo a gran voce la ristrutturazione del debito greco ed altri sono apertamente contrari?
L'obiettivo primario di questa operazione risiede nel far cessare le manovre speculative che si creano intorno ai titoli pubblici di paesi con forti carenze strutturali e con un'economia debole e ferma.
Gli operatori professionali non si presentano alle aste o riducono la propria domanda al fine di far lievitare il rendimento del titolo. Lo scopo è quello di far entrare in campo la BCE, che solitamente garantisce il debito, in modo tale da aggiudicarsi titoli con rendimenti spaventosi che nella fase post-crisi avranno un aumento di prezzo di mercato per riallineare il loro rendimento a quello degli altri titoli.
Queste manovre sono fortemente destabilizzanti poichè aumentano in modo considerevole il costo del debito per il paese target.
Il rendimento di un titolo, oltre che dal tasso naturale di interesse, dipende dal tasso di inflazione, dal rischio del cambio e dal rischio di default di un paese. Nel caso della Grecia il rischio di cambio valuta esiste solo per i paesi extra UEM poichè la nostra valuta di conto è la stessa del paese ellenico.
Il tasso di inflazione fa aumentare il rendimento del titolo poichè costituisce una tassa implicita sul denaro ed erode quindi le rendite monetarie, specie nel lundo periodo.
Infine abbiamo il rischio paese, ovvero il rischio di default. Come abbiamo visto, l'assicurazione contro tale rischio sta aumentando continuamente ed i rendimenti aumentano seguendo tale scia.
La conseguenza sugli investitori è palese, poichè nel caso di riduzione del valore nominale, si vedranno decurtare parte dei loro investimenti, contro la garanzia del rimborso della rimanente quota.
Purtroppo questi tipi di crisi sono devastanti, poichè colpiscono i sistemi finanziari ed intaccano i risparmi di una vita che molte persone cercano di investire per garantirsi una prospettiva rosea durante la propria vecchiaia.
Dopo le ultime dichiarazioni rilasciate da Lars Feld, consigliere economico di Angela Merkel, circa l'immininente ristrutturazione del debito greco, i rendimenti dei titoli del debito sovrano ellenico sono saliti alle stelle.
Il rendimento a breve ha superato il 15%, mentre il rendimento a 2 anni ha toccato 23,65%, dati impressionanti se paragonati all'inflazione media nell'area UE che si attesta al 2%.
Anche l'assicurazione contro il rischio di default ha subito le influenze del mercato, arrivando a 1.340 punti base.
La Grecia ha il rapporto debito/pil più alto d'Europa con il 142,8%, seguita dall'Italia a 119%. Per quanto riguarda il rapporto deficit/pil la Grecia con il 10,5% è seconda solo all'Irlanda che ha fatto registrare un pazzesco 32,4% (dati Eurostat).
Sono dati che sottolineano un'instabilità forte dei sistemi finanziari di alcuni paesi dell'area euro. Non basta solo ristrutturare il debito pubblico, ma si deve anche rifondare la gestione della finanza pubblica, la quale negli ultimi decenni è stata gestita in maniera dissennata in molti stati.
L'Italia sta recuperando piano piano facendo registrare un rapporto deficit/pil del 4,6% in calo dal 5,4% del 2009, ma un rapporto debito/pil del 119% dal 116,1% del 2009. Anche la spesa pubblica e le entrate sono in diminuzione.
La crisi greca, però è lontana da una soluzione, poichè i problemi sono tanti e il sistema del debito pubblico è solo la punta dell'iceberg. La Grecia non ha imprese di respiro internazionale, ha un mercato interno poco dinamico, produttività bassa e, anche grazie alla crisi economica, un pil che ristagna.
Personalmente la mia convinzione che il debito della Grecia verrà ristrutturato per dare sicurezza ai mercati si fa sempre più forte in quanto giorno dopo giorno aumentano i segnali di una svolta in questa direzione.
Gli ultimi dati della Ires CGIL sono sconcertanti. Il 41,1% dei nuovi contratti di lavoro è a tempo determinato, se a tale tipologia di contratto di aggiunge il lavoro somministrato, quello intermittente e quello occasionali si supera il 60% dei contratti.
Secondo gli ultimi dati ISTAT in Toscana la disoccupazione giovanile (giovani dai 15 ai 24 anni) è al 25,58% con il picco del 36,71% di Livorno ed il minimo di Grosseto con 12,04%.
Le persone in cerca di lavoro rimangono invariate, 103mila a cui, secondo la Ires CGIL, si devono aggiungere 75mila persone interessate ad un rapporto di lavoro, ma che non rientrano nelle categorie statistiche monitorate.
Un dato in controtendenza è dato dall'aumento delle offerte di lavoro inevase, aumentate dall'anno scorso. Solitamente i giovani a lavori remunerati in maniera accettabile e a tempo indeterminato, preferiscono lavori intermittenti, ma considerati più appaganti. In cima alla lista delle professioni scartate ci sono i lavori artigianali come lo scalpellino ed il fornaio.
Il problema principale viene visto nella mancanza di un collegamento tra la scuola ed il mondo del lavoro. In parole semplici il sistema scolastico forma lavoratori che non servono al mondo produttivo.
Sono troppi i diplomati in un liceo rispetto ai tecnici e le imprese continuano ad avere carenza di manodopera. Più del 50% dei diplomati sono liceali e la maggior parte di essi hanno difficoltà ad integrarsi nel tessuto produttivo.
Il risultato di tutto questo è una disoccupazione alta, un livello di posti vacanti alti e l'impossibilità da parte delle imprese del nostro territorio di far fronte alle richieste della domanda.

La società ha però mantenuto a livello triple A, il più alto nel lungo termine, il punteggio di rating.
Si tratta di una "rivoluzione copernicana" nel mondo della finanza, poichè il debito USA è stato considerato da sempre uno dei più solidi al mondo.
Questo perchè gli States hanno la prima economia al mondo, caratterizzata da forte produttività, forte dinamismo e da imprese che livellano il rischio di impresa a livello globale.
Questo outlook può essere interpretato come il segnale che gli equilibri geopolitici del mondo stanno cambiando e che anche per l'America stà arrivando il momento di contenere il forte debito statale, per la maggior parte detenuto da Paesi stranieri, prima su tutti la Cina.
Questa situazione di squilibrio finanziario può portare alla perdita di autonomia sulla politica monetaria e industriale del colosso americano.
A lungo termine, il debito USA dovrebbe rimanere stabile poichè, anche se gli USA non fanno parte di un'organizzazione continentale (l'America ha solo l'accordo di libero scambio denominato NAFTA, ma non un'unione monetaria volta a mantenere la stabilità del dollaro, come invece è l'UME per l'euro), hanno dalla loro parte sia la Banca Mondiale che il Fondo Monetario Internazionale.
Ultimamente anche il presidente USA Barack Obama ha annunciato tagli alla spesa pubblica (4mila miliardi di dollari in 14 anni) perchè l'America non cresce più come prima ed il forte debito comincia a farsi sentire sulle casse a stelle e strisce.

Non sappiamo quanto ci sia di politico in questa presa di posizione, poichè la situazione della Grecia è nuovamente preoccupante ad un anno dal salvataggio fatto dalla BCE.
La domanda è un'altra, se la Grecia non ristruttura il debito pubblico, dove taglierà? Contratti pubblici, pensioni ed età pensionabile sono già stati toccati, insomma si aprirà un nuovo capitolo della crisi greca.
Il problema della ristrutturazione si presenta in tanti paesi europei, ma paesi che hanno già subito delle tensioni sul debito, come Grecia, Irlanda e Portogallo, dovrebbero prendere per prime in considerazione questa ipotesi, poichè non bastano semplici tagli per risollevare un situazione disastrata.
Ricordiamo che gli Stati che hanno incontrato difficoltà di questo tipo sono caratterizzati da alto debito pubblico, bassa crescita economica, bassa produttività e bassa competitività internazionale.
Quindi tali crisi non sono semplicemente congiunturali, ma derivano da performance scadenti dei rispettivi sistemi produttivi.